7 Modi per Testare il Tuo Sito Contro Penguin

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Sei ancora alla ricerca di una soluzione per recuperare le posizioni perdute dopo l’Update di Google, il famigerato Penguin ? Hai cambiato le tue strategie SEO, le tecniche usate in passato e i tuoi piani futuri ?

Hai già escogitato un piano per risalire le SERP di Big G ? Be’, che tu lo abbia fatto o no sono qui per darti una mano !

In questo articolo ti suggerisco dove e cosa andare a cercare per rimediare.

Parto dalla premessa, il Penguin è un update algoritmico – varato da Google a fine aprile – che ha come scopo ultimo quello di colpire i siti che hanno utilizzato in passato tattiche SEO quantomeno sospette focalizzando l’attenzione sulle pratiche di link building.

Seguimi nella bullet point seguente per capire come risolvere.

 

1.     Fai un check sul tuo Google Analytics

Verificare che il tuo sito sia stato colpito da Penguin è piuttosto semplice. Una volta dentro Google Analytics, infatti, seguendo il percorso Traffic Sources/Sources/Search/Organic puoi subito notare se ci sono stati crolli evidenti di traffico organico già guardando il grafico in alto.

 

Analytics Penguin

Un crollo di traffico dovuto al Penguin Update

2.     Controlla le tue Keyword

Come prova del nove, verifica per quali query il tuo posizionamento è sceso. Ti puoi aiutare con strumenti come SEMrush se non utilizzi già strumenti appositi per il tracciamento delle SERP.

In alternativa, il buon vecchio Analytics offre l’opportunità di vedere con quali query i tuoi utenti sono arrivati sulle pagine e quali sono calate nel tempo.

Basta utilizzare la sezione menzionata prima e cliccare su ciascuna delle parole chiavi riportate nell’elenco sotto al grafico. In automatico, vedrai il grafico aggiornato con i soli dati per quella parola chiave, e da lì sarà possibile capire quanto e se il traffico è calato nel tempo.

 

3.     Verifica la distribuzione degli Anchor Text

Per farlo è necessario utilizzare uno degli strumenti disponibili in rete. Io consiglio di utilizzare uno tra Open Site Explorer di SEOmoz, AHrefs oppure SEOMajestic: user-friendly e molto performanti.

Unire i risultati dei tre tool, utilizzabili anche in versione demo, permette di avere una visione più o meno chiara del proprio profilo di backlink e di dove si è calcato la mano.

Penguin, infatti, secondo uno studio di MicrositeMasters ha colpito siti che avevano un’alta percentuale di link esterni con ancore uguali contenenti chiavi di ricerca su cui poter monetizzare indicizzando bene.

In aggiunta a quanto detto, è altrettanto utile dare un’occhiata al proprio account Google Webmaster Tools in modo da avere un’ulteriore visione sui propri link. GWT in particolare potrebbe essere utile per capire quali sono i link e le rispettive ancore viste effettivamente da Google e quindi darci ulteriori suggerimenti da sfruttare per le nostre indagini.

Come regola generale, secondo diversi guru e siti del settore, un profilo di backlink naturale dovrebbe includere :

  1. almeno un 60% di ancore con il brand da promuovere;
  2. una componente intorno al 30% di ancore con keyword phrases diversificate e keyword broad match;
  3. un 10% di ancore con le chiavi per cui si vuole indicizzare.
  4. una percentuale variabile di link casuali come i testuali, le immagini e i “clicca qui” i quali  di solito si trovano facilmente in rete.

4.     Esamina i Link al tuo Sito

Dovresti essere a conoscenza di tutti, o quasi, i backlink al tuo sito perché è sì importante la distribuzione di anchor text come detto, ma anche da quali siti provengono i link. Chiarito che link da siti che fanno spam o che hanno subito delle penalizzazioni non sono mai merce pregiata, è certamente ben vista una varietà nei domini che ci linkano quindi sono sempre una buona soluzione i cari vecchi backlink da siti di article marketing e social bookmarking, blog, social media ecc.. .

In merito alla loro posizione in pagina, meritano due parole i link “site wide” ossia quei link inseriti magari nella propria sidebar o footer e che quindi appaiono su tutto il sito. Consigliabile virare su link all’interno dei contenuti frutto di guest posting o link baiting.

Gli strumenti che consiglio per verificare i link al proprio sito sono gli stessi citati in precedenza per analizzare la distribuzione di ancore.

 

5.     Controlla la Struttura del tuo Sito

In questo caso è utile servirsi nuovamente di Analytics e Webmaster Tools per avere dati in merito alla struttura del sito e alle landing page su cui atterrano i nostri visitatori.

Non entro nel dettaglio delle configurazioni di Analytics per ottenere questi dati in quanto richiederebbero un post a parte.

 

Struttura Sito Web

Bozza di una struttura logica di sito web

6.     Tieni d’occhio gli Errori 404 e i Contenuti Duplicati

Anche in questo caso di viene in soccorso Google Webmaster Tools il quale ha una sezione specifica dedicata ai link rotti presenti sul nostro sito. A questo strumento, aggiungo anche il celebre Xenu Link Sleuth molto performante e utilizzabile anche su siti non nostri. Sul suo utilizzo rimando ai vari post in giro in rete per il suo corretto utilizzo.

Ricordo che gli errori 404 in sé non sono visti male da Google, tranne ovviamente nel caso in cui siano talmente rilevanti da determinare un’esperienza negativa per l’utente.

Infine, altro aspetto importante da tenere in debita considerazione – ma in realtà questo è un aspetto sempre valido – è la duplicazione di contenuti. Sempre GWT ci dà un’idea di cosa Google vede come duplicato all’interno del nostro sito, nella sezione Ottimizzazione/Miglioramenti HTML.

 

7.     Attento al Keyword Stuffing !

Se sei un vero esperto SEO di sicuro non ti sei fatto beccare facendo Keyword Stuffing nei tag, negli alt, nei link interni ecc.. esatto ? Questo paragrafo dunque si spiega già dal titolo.

Ad ogni modo vale la pena ricordarlo in modo da completare questa lista di bullet point.

 

Cosa fare allora?

Due sono gli aspetti da potenziare nella propria strategia di SEO Off-site.

1.      Il primo è, banalmente, guadagnare link difficili da ottenere ! Tradotto in termini pratici questo vuol dire lavorare più sul rapporto tra webmaster della stessa nicchia per avere riscontro da essi che ottenere link da siti di bassa o addirittura dubbia qualità. A tal proposito, ti invito a leggere cosa ne pensa Danny Sullivan – caporedattore di Search Engine Land. Discriminante principale per capire se un link è di qualità o meno è se esso porta traffico. Un buon link dunque può essere verosimilmente un nofollow o un link sui social purché abbia un senso e una sua utilità per gli utenti che lo trovano in pagina.

2.     Il secondo aspetto è potenziare il lato social. Oggigiorno molti webmaster non si interessano della parte social del proprio sito: sbagliano perché non immaginano il potenziale che si cela dietro in termini SEO. La reputazione di un brand oggi passa anche dalla gestione dei social e dall’engagement creato con l’utenza. E anche Google ne ha preso atto. Uno studio di TastyPlacement ha analizzato l’importanza dei social come fattore di posizionamento creando e lanciando ex novo 6 siti web nella stessa nicchia. Su ciascuno di essi, tranne uno, sono state portate avanti azioni su un social network diverso e poi tracciate le posizioni guadagnate in sei mesi. Resta da verificare la correttezza del campione per valutarne l’attendibilità, ma i risultati sono stati comunque sconvolgenti !

Vuoi aggiungere qualcosa a quanto detto o farmi una domanda ? Fallo pure nei commenti o twittando a @BlogEndivia.

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Commenti

  1. Anonimo  marzo 30, 2013

    Certo che Google dice una cosa, ma su moltissime key che sto monitorando per un cliente, quasi tutti i siti top fanno esattamente quello che Google dice di non fare!!!
    Ancor sempre uguale,link sitewide, addirittura uno su 550 link che avevo controllato aveva la stessa identica anchor, ed era in 3° posizione..

    rispondere
  2. emanuele  maggio 12, 2013

    Ho semplicemente aggiunto il tuo feed all’RSS Reader… continuo a seguirvi, Grazie!

    rispondere

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